Divertirsi!

E, se possibile, di pù.

Più intensamente, più serenamente, più liberamente che si può. Sì, gran bella cosa divertirsi!

E malgrado i tanti mezzi e possibilità risulta spesso difficile riuscirci.

Il motivo di siffatta situazione di persone insoddisfatte è un equivoco: che per divertirsi occorra fare qualcosa.
Il divertimento è invece un atteggiamento mentale, figlio della consapevolezza di se stessi come esseri ludici. Sì, proprio: uomini e donne di ogni età che hanno (ancora) voglia di giocare.

Nel suo significato la parola divertimento evoca svago e passatempo. Qualcosa che ci porta nel contesto della gioia. In ogni caso verso il piacere.

Viene dal verbo latino devertere e vuol dire volgere in direzione opposta. Ma pensa!

Opposta a cosa? A tutto ciò che è pesante. Primi fra tutti quei pensieri che ci preoccupano.

Pensieri fastidiosi e molesti, insomma. Quelli che ci inquinano le notti e ci deprimono di giorno.

E voilà, eccoci giunti senza troppi giri al cuore della questione: divertirsi è faccenda seria. Molto seria.

Vitale!

E piena di insidie, ahimé. E delusioni. E nuove insoddisfazioni.

Perché qui si arriva allo scontro tra il fare da un lato e l’essere dall’altro.

Divertirsi facendo o divertirsi essendo?

Non sono in opposizione , ma devono essere messi in sequenza. Ossia, secondo uno dei cardini della filosofia antica, agere sequitur esse. Il fare viene appresso all’essere. Claro.

Perciò, la mia idea è che ci divertiamo a parire dalla consapevolezza di chi siamo. E quando sento palpitare la bellezza della mia umanità, esulto di gioia per la splendida creatura che sono, frammento amato del Tutto.

Il gioco viene allora spontaneo. Semplice fluire dell’anima che ama la Vita.

Non solo distrazione quindi da inquitudine, da preoccupoazioni e  paure. Non solo sollazzo o ansiosa fuga.

Ci si diverte davvero quando si è in pace.

Conclusione: il divertimento non è un mezzo di evasione dalla vita.

È la conseguenza dell’amore per la Vita.

La celebri giocando.

Un abbraccio giocoso.E intenso.