Se sei saggio, ridi!

Se sei saggio, ridi!

mag 18, 2013

Che birbante, Marziale!

Lo conoscevano tutti a Roma. Marco Valerio era poeta di grande abilità a scrivere epigrammi. Che, per dirla semplice, erano componimenti non molto lunghi, come delle iscrizioni, che toccavano vari argomenti. Ne ha scritti  più di 1500. E un centinaio sono anche… spinti. No, di più.

Perché scrivo di lui? Per la sua frase famosa… “Se sei saggio, ridi”! Nella sua lingua suonava così: “Ride, si sapis”. E ci dava del tu.

Aveva autoironia Marziale e si divertiva  a cogliere gli aspetti comici che si nascondono nelle situazioni reali, sopratutto nei vizi e nei difetti umani. E divertiva i suoi lettori tracciando diversi profili, finanche di uomini pervertiti e finti ricchi e di donne lussuriose e ubriacone.  Nella Roma imperiale c’era di tutto un po’. Come anche oggi, del resto.

Perciò, se sei saggio, ridi. Cioè – così comprendo io – non prendere troppo sul serio nessuna situazione, vedi il versante comico della vita umana e trova modo di divertirti. Prenditi bene, insomma. E prendi bene il mondo attorno a te. La tua saggezza? Semplicemente ridere.

Dicono di lui che fosse un uomo ingegnoso, acuto e pungente. Che aveva nello scrivere moltissimo di sale e di fiele e non meno di sincerità. Sapeva trovare spunti ovunque per divertire, non di rado quando si giocava a sorteggiare doni tra gli invitati ad una festa e poteva capitare, ad esempio, un pettine ad un  calvo. In situazioni curiose o comiche si sbizzarriva, Marziale. Con grande spasso suo e dei suoi lettori.

Niente mitologia. Le sue pagine sanno di umanità. Forse non sempre quella dei tratti più nobili, ma è qui che si dimostra la saggezza del proprio ridere. Niente ti fa perdere il buon umore.

E con stoccate finali, anche di comicità pungente, suscitava la risata di chi lo leggeva. Scriveva in modo colloquiale, quasi da parlata quotidiana, che lo rendevano accessibile a tutti. Non manca di qualche eccesso, naturalmente, e sa essere anche francamente sconcio. Ma entra tutto nel suo costante realismo, quello della vita sua e di tanti uomini e donne del suo tempo.

“Allora, Mauro – dico di tanto in tanto a me stesso –  se sei saggio, ridi”. E se, nel caso, ti sfuggissero gli stimoli delle situazioni quotidiane che ti circondano, fai un poco di autoironia.

Non prendersi troppo sul serio fa tanto bene al fegato.

E anche alle coronarie.

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