Voglia di poesia… in gibberish.

Voglia di poesia… in gibberish.

gen 16, 2012

Che ridere! Che bello divertirsi a improvvisare poesie! Facile con il Gibberish. Facilissimo nello spirito dello Yoga della risata.

Si tratta di un rilassante modo di esprimersi che sorprende sempre. Se stessi innanzitutto.

In una bella domenica d’autunno, cosa meglio di una passeggiata prima di pranzo? Voglia di verde, voglia di natura! E voglia anche di poesia.

Scoprire di non essere né Leopardi né Ungaretti non disarma, anzi. Anche se non c’è l’ermo colle  e le siepi non ispirano nulla di infinito, anche se illuminarsi d’immenso non è esperienza di quel giorno e anche se i passerotti non sono su torri antiche, ma beccano a terra gli avanzi della vendemmia, la poesia nasce da quel che si vede. E si sente… nell’aria.

Come resistere all’ispirazione che sale prepotente? Come non lasciarsi andare alla voglia di essere poetici?

Nella natura che avvolge di sé, dei suoi colori e dei suoi… odori.

 

 

L’ho già scritto: il Gibberish è un modo di esprimersi divertente dicendo parole senza un senso logico. Si pronunciano suoni, come i neonati che ancora non comunicano con un linguaggio comprensibile.

Vissuto come un gioco è un’esperienza divertente oltre che molto utile al cervello. Con un traduttore poi, parlare in Gibberish diventa un momento di simpatico divertimento.

Per saperne di più vedi l’articolo  “Gibberish. Una lingua divertente”.

 

 

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